02. Argomenti
INDICE:
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A. Castiglioni;
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Il fiore di Novembre;
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Sul MadeExpò 2010;
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La luce artificiale nell’architettura degli interni.
ACHILLE CASTIGLIONI
Nasce a Milano il 16 febbraio1918 e si laurea in Architettura nel 1944.Fin dal 1940 si dedica alla sperimentazione sul prodotto industriale insieme ai fratelli Livio (1911-1979) e Pier Giacomo (1913-1968). Al MoMA di New York sono presenti quattordici sue opere. Vince 9 compassi d’oro (dal 1955 al 19…89). Moltissimi i suoi oggetti, prodotti dalle più grandi aziende. Achille Castiglioni muore a Milano il 2 dicembre 2002
Il mio modesto omaggio alla vivissima memoria di un grande Maestro.
R. Cameli (Luglio 2010)
IL “FIORE DI NOVEMBRE” ALLA TRIENNALE DI MILANO
-SALONE DEL MOBILE-
Fabio Novembre è un architetto- designer Milanese d’adozione, originale e provocatorio che ha avuto la fortuna ed il merito, di esporre lo scorso anno alla Triennale, nell’arco temporale che corrispondeva al salone del Mobile.
Il “Fiore di Novembre”, questo il titolo della sua opera, era una gigantesca esposizione fatta di quinte successive e scenografiche, che permetteva di partecipare sia come attori che come spettatori.
Tutto era incentrato su due colori, il rosso ed d il nero ed ambientato i un enorme spazio nel quale era stata oscurata la luce.
Questi sipari successivi erano aperti al centro, con linee che ricordavano il profilo dei fiori appunto, o che incarnavano forse i petali di una rosa, come strati custoditi l’uno nell’altro. Essi creavano, attraverso le aperture, un movimento che nasceva spontaneo perché generato dall’andirivieni degli stessi visitatori, ma che “arrivava” quasi come una studiata serie di sequenze cinematografiche.
Mi sono divertita ad entrare nelle quinte e percorrerle ordinatamente, poi sono tornata indietro ed ho goduto dell’effetto globale dalla piccola tribuna predisposta all’ingresso. In effetti si percepiva una certa emozione e leggendo successivamente le recensioni e l’esposizione dello stesso artista circa la sua opera, mi sono spiegata anche quel velatissimo senso di tristezza che si avvertiva, quasi impalpabile ma presente.
Mi sono ricordata della potenza della scenografia e dell’età barocca, quando anche le città (Roma fra le altre), venivano progettate e studiate prospetticamente ed allo stesso tempo del potere straordinario che il progettista può in questo modo attribuire allo spazio e che lo spazio poi, generosamente e sempre, ci restituisce.
R.Cameli.
(Aprile 2010)
SUL MADE EXPO
Milano
3-6 FEBBRAIO 2010
1. La manifestazione internazionale dedicata al mondo del progetto e delle costruzioni.
Questa è stata la terza edizione della manifestazione dedicata al mondo delle costruzioni, del progetto e delle innovazioni. Riguarda macroscopicamente, un po’ tutte le tematiche dell’architettura e dell’edilizia. Quest’anno i temi trattati si possono così riassumere:
- Arredo urbano
- Manufatto edilizio
- Interni
- Color Show
- Impiantistica
- Borghi e Centri storici
- “Bioedilizia”: particolare attenzione al legno
- Antisismica
- Sicurezza cantieri
Racconterei delle esposizioni più curiose e dei temi più innovativi; quest’anno ne ho selezionati quattro.
2. Le pareti di verde verticale
Il PRATO IN VERTICALE è in un certo senso, un “nuovo materiale architettonico”. Già da qualche anno chiedeva visibilità nelle varie manifestazioni intorno all’architettura, lo vedevo spuntare qua e la, ma quest’anno impreversava davvero ovunque.. protagonista quasi onnipresente nelle diverse esposizioni.
Questo consta di un prato naturale, cioè un medium organico vivente, collocato, senza necessità di substrato naturale di posa, all’interno di appositi pannelli contenitori, alcunio dei quali, in polipropilene riciclato.
Si nutre attraverso un sistema capillare ed anche attraverso microirrigazione: l’erba vive e crescere in totale autonomia e in posizione verticale.
Il risultato tecnico-estetico è quello di un prato posizionato in verticale e può essere utilizzato per creare nuove e diverse textures.
Il sistema prevede una produzione industriale supportata da una progettazione personalizzata.
Così ho trovato anche GIARDINI ED ORTI IN VERTICALE, che permettono in certi ambiti di risolvere i problemi sempre più consistenti di spazio, relativi al nostro vivere, ed in certi altri di rispondere ad esigenze di design molto specifiche
Il giardino verticale diventa quindi un elemento che genera una nuova percezione del verde, che affascina e stupisce con la sua verticalità inconsueta e che consente di realizzare scenari particolarissimi di natura vera.
3. Caminetti a bio-etanolo (..dunque..senza canna fumaria)
Mai pensato di mettere un caminetto in una stanza in cui non passa canna fumaria ?? O desiderato un’atmosfera un po’ più calda nel locale più improbabile della casa? Chi di noi non ha mai sognato di sorseggiare una caffè caldo di fronte al caminetto, magari osservando la pioggia attraverso i vetri?
Non direi proprio che è stato “inventato”, ma prodotto si, il caminetto a bio-etanolo, che tradotto è l’alcol etilico, lo stesso che si usa come ingrediente base degli alcolici da bere.
Questo caminetto è davvero speciale perché:
- non necessita di canna fumaria
- non deve essere collegato all’impianto elettrico
- non deve essere collegato all’impianto a gas
- non produce fumo o cenere
- non produce odori
- non produce (pare) polveri sottili.
Si installa senza l’ausilio di specialisti, in 15 minuti, si alimenta appunto a bioetanolo e la sua assoluta indipendenza dagli impianti, lo rende adatto ad ogni luogo.
Consente un grosso margine creativo, perché si inserisce in contesti moderni, contemporanei o rustici, a seconda delle esigenze del progettista.
La novità è che questo bioetanolo è prodotto dalla fermentazione del mais, sulla cui combustione o produzione di eventuali polveri sottili non ho trovato analisi precise.
Però spezzo assolutamente una lancia, in favore delle novità che ci consentono un grosso margine di azione nella strutturazione o ristrutturazione degli spazi.
4. Scale elicoidali.
Una ruolo sempre molto curioso è quello delle scale. Un po’ perché la scala per vocazione, si presta bene a letture di tipo scenografico, un po’ perché attraverso materiali nuovi si possono raggiungere soluzioni anche strutturali impensabili solo fino a pochi anni fa.
Una scala molto particolare tra quelle presentate, era di tipo elicoidale ed autoportante con struttura in acciaio.Leggera come una linea di matita con pedate in cristallo, tutta avvolta su se stessa.. non a caso chiamata “Rolling” .. quasi a sembrare uno scarabocchio.
Un’altra, più o meno con caratteristiche affini alla precedente, interpretata però come se fosse composta da giganti confetti bianchi, era anch’essa in acciaio ma “total white”, quindi sia nella struttura che nelle alzate.
Un’altra ancora, illuminata ed arcuata come un ponte, suggestivamente denominata “Bridge” e romanticamente legata senz’altro ai ponti veneziani.
Una ultima curiosa, con struttura chiarissima, sembrava arrotolarsi verso un cielo stellato. I gradini erano in pelle nera. Un po’ forte, ma di grande impatto visivo.
5. Percorsi sensoriali del colore.
Da qualche tempo, la presentazione dei nuovi colori per l’architettura da parte delle ditte produttrici, avviene attraverso dei percorsi strutturati in oscuri passaggi (con pareti dipinte di nero) in cui l’illuminazione è focalizzata su un particolare colore, enfatizzato magari da una- una sola- immagine.
Sono effetti che suscitano senz’altro una grande teatralità: immaginate di entrare in sequenza dentro stanze successive e buie, nelle quali gradualmente si accende un punto luminoso che piano piano diviene di colore rosso..piuttosto che azzurro o giallo.
Anche quest’anno qualche ditta ha scelto di presentare così la nuova gamma dei colori, incentrando la ricerca principalmente sulle tonalità primarie ed associandola a scenari naturali di cui la nostra fantasia ha (probabilmente) molto bisogno.
Il cratere di un vulcano in eruzione per esempio presentava una nuova gamma di rossi e di marroni, un’isola tropicale presentava i nuovi azzurri ed i blu..; alcune montagne peruviane una vasta gamma di verdi.. e via discorrendo.
In effetti lo scopo è senz’altro suggestionare e forse quello di stimolare una ricerca personale un po’ più “sensoriale” nel colore, visto che anche il colore è un elemento sempre presente nel nostro abitare.
Spesso queste “esperienze” infatti coinvolgono diversi sensi, e sono ad esempio accompagnate da profumazioni diffuse nell’aria o dalla presenza della musica. Credo che in qualche modo, questo sintetizzi bene, una necessità di benessere nel vivere gli spazi quotidiani.
Nei colori da architettura c’è una ricerca continua che sempre di più va oltre il colore: in certi periodi, qualche anno fa, si è parlato di “pareti sensoriali” -mutavano di colore col calore del corpo etc..- e non di meno erano stati immessi sul mercato colori cosiddetti “tattili”, cioè anche belli da toccare.
La mia considerazione finale completa forse, quella più curiosa espressa dalla mia selezione di apertura: ben venga tutto questo, se aggiungerà qualità all’abitare e quindi benessere nell’uomo.
R. Cameli
(Febbraio 2010)
LA LUCE ARTIFICIALE NELL’ARCHITETTURA DEGLI INTERNI
“La luce è una delle poche realtà inevitabili”. E’ questa, una bella citazione in cui sono inciampata mentre cercavo materiale in merito e con la quale mi piace aprire questa mia prima indagine, ancora generale, sulla luce appunto.
In effetti, questa condizione di imprescindibilità della luce, ha fatto si che nel corso della storia, l’architettura si sia sviluppata grazie a due elementi primordiali: luce e gravità.Nessuna architettura è possibile senza luce, perché mancherebbe di un materiale da costruzione necessario. E se questo è vero per le strutture e per i manufatti architettonici è altrettanto vero per altri spazi che vanno dagli interni alla città.
Per quanto concerne gli ambienti interni in particolare, tra i molti fattori che ne determinano la qualità c’è sicuramente l’illuminazione artificiale in quanto ogni luogo, grande o piccolo, quando è colto da un sistema di illuminazione, diventa una scena che può essere composta da luci, da ombre, penombre e persino da oscurità.
In un interno si distinguono sostanzialmente due tipi d’illuminazione:
- una generale utilizzata per fornire i requisiti illuminotecnici adeguati a svolgere il compito visivo
- l’altra secondaria utilizzata per una distribuzione pensata delle ombre, per esaltare aree specifiche o porne in secondo piano delle altre.
La luce concorre sempre al soddisfacimento di tre esigenze (UNI EN 12464-1):
- benessere visivo;
- prestazione visiva;
- sicurezza.
A seconda del ruolo che sono chiamate a svolgere, le illuminazioni si diversificano in modo sostanziale ed un primo distinguo fra queste, può senz’altro avvenire sulla base della funzione alla quale gli ambienti devono rispondere.
AMBIENTI DI LAVORO.
E’ questo un campo di intervento tradizionale per l’illuminotecnica, dalle fabbriche agli uffici pubblici e privati, dalle officine ai laboratori, tutti luoghi in cui si svolgono attività di lavoro e di servizio.In questo vastissimo ambito l’obiettivo primario è sempre quello ergonomico(più idoneo alle esigenze psicofisiche dei lavoratori e al contempo alla produzione): in altre parole l’illuminazione deve rendere produttivo il lavoro garantendo salute e comfort visivo agli operatori.
SPAZI ESPOSITIVI E COMMERCIALI.
Secondo, ampio raggruppamento, in continuo sviluppo e riqualificazione. Accanto all’imperativo ergonomico di cui si è detto – la luce confortevole e sicura – si profila in questo ambito l’esigenza di accattivare, vale a dire offrire ma presentando, esponendo, simboli e prodotti, che poi dovranno risultare seducenti.Parliamo quindi di spazi pensati per promuovere ogni attività di scambio e di luci che devono assolvere a questa mansione.
LA MUSEOGRAFIA.
Rappresenta un caso a parte di spazi espositivi e riguarda l’illuminazione dei luoghi in cui si espongono opere d’arte e/o beni culturali. La luce assolve in questi casi al duplice compito di valorizzare ed allo stesso tempo sfiorare con cura l’opera d’arte.Ne deve garantire quindi, sia la corretta fruizione visiva che la protezione e non di meno la conservazione.
RESIDENZA E LUOGHI DELL’OSPITALITÀ .
Un terzo ambito di grande interesse per il progettista è quello che riguarda la residenza ed i luoghi dedicati all’accoglienza, al tempo libero, all’intrattenimento.In essi, l’illuminazione risponde ad esigenze ancora riferibili al comfort, ma anche al benessere psico-fisico, alla sicurezza ed alla comunicazione.
SPAZI PER LO SPETTACOLO.
Un quarto ambito, infine, riguarda i luoghi deputati allo spettacolo e quindi le luci da scenografia, quelle da palcoscenico per teatri o ancora (ma ciò rappresenta un insieme ancor più specifico e dettagliato) luci per la cinematografia.In questo ambito, il progetto di illuminazione assume un ruolo di primaria importanza e spazia da luci prevalentemente utilitarie, orientate al rispetto dei principi ergonomici che comprendono la sicurezza e la protezione di beni e persone, fino a quelle estetiche e di tipo comunicativo, che tendono a rendere gradevoli e ricchi di stimoli visivi gli ambienti.
Questa prima analisi, non esclude i casi in cui il bisogno di luce si declini in modo plurimo; a tal proposito non manco di sottolineare che in molte situazioni e nei migliori progetti illuminotecnici, si mischiano risposte dell’uno o dell’altrotipo.
R. Cameli
(Gennaio 2010)






