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Design a San Paolo – Brasile – .
Nel mese di Giugno si è svolto a San Paolo in Brasile, il Design São Paulo Show, vale a dire un evento di particolarissima risonanza, ambientato nel prezioso padiglione espositivo dell’Oca, nato dal genio del Maestro Oscar Niemeyer.
E’ stato il primo degli appuntamenti di un avvenimento unico nel suo genere, che ha abbracciato moda, design ed arte nell’esposizione di una nutrita girandola di pezzi unici ispirati alle mostre internazionali. In mostra molti oggetti di arredo, di illuminotecnica e complementi, ideati da numerosi designer, brasiliani ed internazionali.
Per questa prima edizione gli organizzatori hanno scelto di celebrare i fratelli Campana, presentandoli con il premio “Designer of the Year“.
L’evento ha messo in mostra 120 pezzi unici e limitati; ogni pezzo disponibile per essere acquistato da collezionisti ed appassionati.
R. Cameli, Agosto 2011
Fernando ed Humberto Campana: il design che nasce dal contesto.
I fratelli Campana sono, a mio avviso, una delle espressioni più avanzate del design contemporaneo.
Il titolo, un po’ provocatorio a questo articolo, è dovuto al largo uso che questi due fratelli di San Paolo fanno, di materiali di scarto e riciclo, ispirati a realtà toccate anche dalla povertà.
Questa scelta li ha portati più volte ad una realizzazione quasi esclusivamente artigianale dei manufatti, alcuni dei quali, prodotti in edizione limitata.
La forte presenza della loro terra d’origine cioè il Brasile, nella loro creatività, si evince, oltre che dalla nobilitazione di materiali poveri come già accennato, dall’uso del colore e dal dinamismo gioioso raccontato in ogni progetto.
Probabilmente un segno forte slega il loro design, dalle influenze Europee.
I loro progetti sono prodotti da ditte quali: Edra, Vitra, Fontana Arte e la loro ricerca è approdata in diverse modalità, più e più volte al MoMa di New York.
R. Cameli, Agosto 2011
Ark-Studio.Il mio studio professionale.
Poco da dire sulle mie scelte. Questo è il mio studio professionale.
Mi piace il bianco e rispettare le tracce che trovo, ogni volta che ripenso uno spazio.
Il palazzo che mi ospita è degli anni ’50, un vivissimo esempio di architettura dalle linee pulite, razionali e dagli ampi spazi che aprono su finestre altissime. Entrando per la prima volta non ho potuto fare a meno di notare una graniglia meavigliosa, stesa con una lavorazione raffinata, ad oggi credo impossibile da riprodurre.
Mi piace lavorare qui. Per l’imponenza dell’edificio, per il naturale fresco estivo che non necessita di condizionatore alcuno, per il silenzio e per la luce che entra generosa, senza tuttavia essere aggressiva.
Sento il privilegio di sentirmi rassicurata da questo edificio, un vecchio signore che sa ancora dire molto, e che ancora molto si distingue dalle nuove costruzioni, da storie di mera cubatura e dalla tanta edilizia, che architettura non è, sorta dopo di lui.
R.Cameli, LUGLIO 2011
John Nouanesing:tavolo liquido, tavolo3d.
“Paint Or Die, But Love Me” è un tavolo disegnato dal Designer John Nouanesing.
Benché abbia già tre anni, lo trovo dinamico e nuovo nell’idea, nella realizzazione e.. ultimo non ultimo nella divertente provocazione. E’ ovviamente funzionale, nel senso che assolve il suo compito in quanto a resistenza e stabilità.
Suggestiva la scelta del rosso.
Dello stesso designer anche il più pacato “Stereovision table”.
Ironizza sulla tecnologia e l’uso del rosso e del blue si riferiscono alle lenti 3D che per molti anni hanno rappresentato la nostra avanguardia in merito.
R.Cameli, Giugno 2011.
Blitz. Pepe Tanzi.
Blitz mi sorprende per i suoi colori, ma anche per le linee pulitissime e molto “pensate”.
E’ un divano attuale e gioioso che in pochi secondi diviene letto e che con la stessa rapidità torna alla sua vocazione principale.. (fare il divano).
L’intelaiatura leggera passa attraverso l’imbottito, ..con attenzione e con maestrìa e la seduta, procede giocosamente appena oltre i braccioli.
La sapiente ed esperta matita di Pepe Tanzi ha presentato questo ultimo nato della famiglia Biesse all’ultimo Salone del mobile.
Mi piace.
R.Cameli. Giugno 2011.
Gaetano Pesce ed il suo “Giullare”.
Si chiama Il Giullare, l’ultimo nato dalla matita del grande Gaetano Pesce per Meritalia.
E’ un omaggio al mondo circense ed ai suoi colori. Esplicito e vivace con il suo rivestimento in tessuto di cotone, personalizzabile e … direi quasi ovviamente (dato che parliamo del grande Gaetano Pesce) modulabile.
E’ una delle novità che più mi hanno colpito all’ultimo salone, ..sarà che amo molto questo progettista/artista o che .. non mi perderei per nulla al mondo l’annuale visita, nella mitica Via Durini.
Mi piace tuttavia ricordare, che l’opera del Maestro Gaetano Pesce (La Spezia,1939) è presente nelle collezioni permanenti di vari musei di Francia, Stati Uniti, Inghilterra, Portogallo e Italia. E che egli insegna da anni alla École d’Architecture de Strasbourg, ed ha tenuto lezioni nelle più importanti università del mondo.
Insomma uno dei nostri più autorevoli rappresentanti in fatto di Design ed Architettura.
E’ senza dubbio tra i progettisti che maggiormente sperimentano materiali e forme, lasciando al centro della ricerca ovviamente la funzione. E’ coraggioso nell’uso del colore, disinvolto nella proposta di linee nuove, persino e soprattutto quando si tratta di quelle meno convenzionali.
R.Cameli, Maggio 2011
I sanitari. Design e tecnologia.
(Copyright Duravit)
Mi sono trovata a visitare la sede della Duravit a Ravenna. Riporto con piacere alcune delle immagini che mi sono gentilmente state concesse dall’ azienda, per una riflessione sulla ricerca intorno al tema sanitari.
Mi ha molto colpito la dinamica della fusione tra lo studio delle linee, la volontà formale e la tecnologia necessaria, che per molti versi fortunatamente, intinge ancora il suo sapere nell’artigianato. I processi che conducono al prodotto finito, sono diversi e molto accurati. Tengono conto di forme, cali di peso, riduzioni di volume a seguito della cottura nei forni ed ogni stampo, vale a dire ogni matrice per un nuovo sanitario, ha costi incredibilmente alti.
Oramai la tecnologia controlla molti parametri nel processo produttivo, ma ho trovato interessante che anche in pezzi di precisione come questi, spesso peraltro preceduti da un ottimo design, capiti ancora di dover fare i conti con qualche (seppur minima) variabile: diverso raggiungimento della temperatura, diverse condizioni igroscopiche.
Questo rende ogni pezzo praticamente unico. Non ce ne sono due uguali.
Possiamo ancora pensare che standardizzazione non significhi sempre serialità.
R.Cameli, Maggio 2011
La luce in architettura
“La luce è una delle poche realtà inevitabili”. E’ questa, una bella citazione in cui sono inciampata mentre cercavo materiale in merito e con la quale mi piace aprire questa mia prima indagine, sulla luce appunto.
In effetti, questa condizione di imprescindibilità della luce, ha fatto si che nel corso della storia, l’architettura si sia sviluppata grazie a due elementi primordiali: luce e gravità.Nessuna architettura è possibile senza luce, perché mancherebbe di un materiale da costruzione necessario. E se questo è vero per le strutture e per i manufatti architettonici è altrettanto vero per altri spazi che vanno dagli interni alla città.
Per quanto concerne gli ambienti interni in particolare, tra i molti fattori che ne determinano la qualità c’è sicuramente l’illuminazione artificiale in quanto ogni luogo, grande o piccolo, quando è colto da un sistema di illuminazione, diventa una scena che può essere composta da luci, da ombre, penombre e persino da oscurità.
In un interno si distinguono sostanzialmente due tipi d’illuminazione:
- una generale utilizzata per fornire i requisiti illuminotecnici adeguati a svolgere il compito visivo
- l’altra secondaria utilizzata per una distribuzione pensata delle ombre, per esaltare aree specifiche o porne in secondo piano delle altre.
La luce concorre sempre al soddisfacimento di tre esigenze (UNI EN 12464-1):
- benessere visivo;
- prestazione visiva;
- sicurezza.
A seconda del ruolo che sono chiamate a svolgere, le illuminazioni si diversificano in modo sostanziale ed un primo distinguo fra queste, può senz’altro avvenire sulla base della funzione alla quale gli ambienti devono rispondere.
AMBIENTI DI LAVORO.
E’ questo un campo di intervento tradizionale per l’illuminotecnica, dalle fabbriche agli uffici pubblici e privati, dalle officine ai laboratori, tutti luoghi in cui si svolgono attività di lavoro e di servizio.In questo vastissimo ambito l’obiettivo primario è sempre quello ergonomico(più idoneo alle esigenze psicofisiche dei lavoratori e al contempo alla produzione): in altre parole l’illuminazione deve rendere produttivo il lavoro garantendo salute e comfort visivo agli operatori.
SPAZI ESPOSITIVI E COMMERCIALI.
Secondo, ampio raggruppamento, in continuo sviluppo e riqualificazione. Accanto all’imperativo ergonomico di cui si è detto – la luce confortevole e sicura – si profila in questo ambito l’esigenza di accattivare, vale a dire offrire ma presentando, esponendo, simboli e prodotti, che poi dovranno risultare seducenti.Parliamo quindi di spazi pensati per promuovere ogni attività di scambio e di luci che devono assolvere a questa mansione.
LA MUSEOGRAFIA.
Rappresenta un caso a parte di spazi espositivi e riguarda l’illuminazione dei luoghi in cui si espongono opere d’arte e/o beni culturali. La luce assolve in questi casi al duplice compito di valorizzare ed allo stesso tempo sfiorare con cura l’opera d’arte.Ne deve garantire quindi, sia la corretta fruizione visiva che la protezione e non di meno la conservazione.
RESIDENZA E LUOGHI DELL’OSPITALITÀ .
Un terzo ambito di grande interesse per il progettista è quello che riguarda la residenza ed i luoghi dedicati all’accoglienza, al tempo libero, all’intrattenimento.In essi, l’illuminazione risponde ad esigenze ancora riferibili al comfort, ma anche al benessere psico-fisico, alla sicurezza ed alla comunicazione.
SPAZI PER LO SPETTACOLO.
Un quarto ambito, infine, riguarda i luoghi deputati allo spettacolo e quindi le luci da scenografia, quelle da palcoscenico per teatri o ancora (ma ciò rappresenta un insieme ancor più specifico e dettagliato) luci per la cinematografia.In questo ambito, il progetto di illuminazione assume un ruolo di primaria importanza e spazia da luci prevalentemente utilitarie, orientate al rispetto dei principi ergonomici che comprendono la sicurezza e la protezione di beni e persone, fino a quelle estetiche e di tipo comunicativo, che tendono a rendere gradevoli e ricchi di stimoli visivi gli ambienti.
Questa prima analisi, non esclude i casi in cui il bisogno di luce si declini in modo plurimo; a tal proposito non manco di sottolineare che in molte situazioni e nei migliori progetti illuminotecnici, si mischiano risposte dell’uno o dell’altrotipo.
R.Cameli, Maggio 2011





















