Archivi per la categoria ‘architettura’

Achille Castiglioni

ACHILLE CASTIGLIONI

Nasce a Milano il 16 febbraio1918 e si laurea in Architettura nel 1944.Fin dal 1940 si dedica alla sperimentazione sul prodotto industriale insieme ai fratelli Livio (1911-1979) e Pier Giacomo (1913-1968). Al MoMA di New York sono presenti quattordici sue opere. Vince 9 compassi d’oro (dal 1955 al 19…89). Moltissimi i suoi oggetti, prodotti dalle più grandi aziende. Achille Castiglioni muore a Milano il 2 dicembre 2002. Raffinato e sensibilissimo professionista, ritengo sia tra le persone che abbiano regalato a tutti noi un’Italia migliore.
Il mio modesto omaggio alla vivissima memoria di un grande Maestro.

studio Castiglioni

R.Cameli, Maggio 2011 

IL “FIORE DI NOVEMBRE” alla Triennale di Milano

Fabio Novembre è un architetto- designer Milanese d’adozione, originale e provocatorio che ha avuto la fortuna ed il merito, di esporre lo scorso anno alla Triennale, nell’arco temporale che corrispondeva al salone del Mobile.

Il “Fiore di Novembre”, questo il titolo della sua opera, era una gigantesca esposizione fatta di quinte successive e scenografiche, che permetteva di partecipare sia come attori che come spettatori.

Tutto era incentrato su due colori, il rosso ed d il nero ed ambientato i un enorme spazio nel quale era stata oscurata la luce.

Questi sipari successivi erano aperti al centro, con linee che ricordavano il profilo dei fiori  appunto, o che incarnavano forse  i petali di una rosa, come strati  custoditi l’uno nell’altro. Essi creavano, attraverso le aperture,  un movimento che nasceva spontaneo perché generato dall’andirivieni degli stessi visitatori, ma che “arrivava” quasi come una studiata serie di sequenze cinematografiche.

Mi sono divertita ad entrare nelle quinte e percorrerle ordinatamente, poi sono tornata indietro ed ho goduto dell’effetto globale dalla piccola tribuna predisposta all’ingresso. In effetti si percepiva una certa emozione  e leggendo successivamente le recensioni e l’esposizione dello stesso artista circa la sua opera, mi sono spiegata anche quel velatissimo senso di tristezza che si avvertiva, quasi impalpabile ma presente.

Mi sono ricordata della potenza della scenografia e dell’età barocca, quando anche le città (Roma fra le altre), venivano progettate e studiate prospetticamente ed allo stesso tempo del potere straordinario che il progettista può in questo modo attribuire allo spazio e che lo spazio poi, generosamente e sempre,  ci restituisce.

R.Cameli, Aprile 2010

Sul Made Expo – Milano 3-6 Febbraio 2010

 

 1. La manifestazione internazionale dedicata al mondo del progetto e delle costruzioni.

Questa è stata la terza edizione della manifestazione dedicata al mondo delle costruzioni, del progetto e delle innovazioni. Riguarda macroscopicamente, un po’ tutte le tematiche dell’architettura e dell’edilizia. Quest’anno i temi trattati si possono così riassumere:

  • Arredo urbano
  • Manufatto edilizio
  • Interni
  • Color Show
  • Impiantistica
  • Borghi e Centri storici
  • “Bioedilizia”: particolare attenzione al legno
  • Antisismica
  • Sicurezza cantieri

Racconterei delle esposizioni più curiose e dei temi più innovativi; quest’anno ne ho selezionati quattro.

2. Le pareti di verde verticale

Il PRATO IN VERTICALE è in un certo senso, un “nuovo materiale architettonico”. Già da qualche anno chiedeva visibilità nelle varie manifestazioni intorno all’architettura, lo vedevo spuntare qua e la, ma quest’anno impreversava davvero ovunque.. protagonista quasi onnipresente nelle diverse esposizioni.

Questo consta di un prato naturale, cioè un medium organico vivente, collocato, senza necessità di substrato naturale di posa, all’interno di appositi pannelli contenitori, alcunio dei quali, in polipropilene riciclato.

Si nutre attraverso un sistema capillare ed anche attraverso microirrigazione: l’erba vive e crescere in totale autonomia e in posizione verticale.

Il risultato tecnico-estetico è quello di un prato posizionato in verticale e può essere utilizzato per creare nuove e diverse textures.

Il sistema prevede una produzione industriale supportata da una progettazione personalizzata.

Così ho trovato anche GIARDINI ED ORTI IN VERTICALE, che permettono in certi ambiti di  risolvere i problemi sempre più consistenti di spazio, relativi al nostro vivere, ed in certi altri di rispondere ad esigenze di design molto specifiche

Il giardino verticale diventa quindi un elemento che genera una nuova percezione del verde, che affascina e stupisce con la sua verticalità inconsueta e che consente di realizzare scenari particolarissimi di natura vera.

3. Caminetti a bio-etanolo (..dunque..senza canna fumaria)

Mai pensato di mettere un caminetto in una stanza in cui non passa canna fumaria ?? O desiderato un’atmosfera un po’ più calda nel locale più improbabile  della casa? Chi di noi  non ha mai sognato di sorseggiare una caffè caldo di fronte al caminetto, magari osservando la pioggia attraverso i vetri?

Non direi proprio che è stato “inventato”, ma prodotto si,  il caminetto a bio-etanolo, che tradotto è l’alcol etilico, lo stesso che si usa come ingrediente base degli alcolici da bere.

Questo caminetto è davvero speciale perché:

-      non necessita di canna fumaria

-      non deve essere collegato all’impianto elettrico

-      non deve essere collegato all’impianto a gas

-      non produce fumo o cenere

-      non produce odori

-      non produce (pare) polveri sottili.

Si installa senza l’ausilio di specialisti, in 15 minuti, si alimenta appunto a bioetanolo e la sua assoluta indipendenza dagli impianti, lo rende adatto ad ogni luogo.

Consente un grosso margine creativo, perché si inserisce in contesti moderni, contemporanei o rustici, a seconda delle esigenze del progettista.

La novità è che questo bioetanolo è prodotto dalla fermentazione del mais, sulla cui combustione o produzione di eventuali polveri sottili non ho trovato analisi precise.

Però spezzo assolutamente una lancia, in favore delle novità che ci consentono un grosso margine di azione nella strutturazione o ristrutturazione degli spazi.

4. Scale elicoidali.

Una ruolo sempre molto curioso è quello delle scale. Un po’ perché la scala per vocazione, si presta bene a letture di tipo scenografico, un po’ perché attraverso materiali nuovi si possono raggiungere soluzioni anche strutturali impensabili solo fino a pochi anni fa.

Una scala molto particolare tra quelle presentate, era di tipo elicoidale ed autoportante con struttura in acciaio.Leggera come una linea di matita con pedate in cristallo, tutta avvolta su se stessa.. non a caso chiamata “Rolling” .. quasi a sembrare uno scarabocchio.

Un’altra, più o meno con caratteristiche affini alla precedente, interpretata però come se fosse composta da giganti confetti bianchi, era anch’essa in acciaio ma “total white”, quindi  sia nella struttura che nelle alzate.

Un’altra ancora, illuminata ed arcuata come un ponte, suggestivamente denominata “Bridge” e romanticamente legata senz’altro ai ponti veneziani.

Una ultima curiosa, con struttura chiarissima, sembrava arrotolarsi verso un cielo stellato. I gradini erano in pelle nera. Un po’ forte, ma di grande impatto visivo.

5. Percorsi sensoriali del colore.

Da qualche tempo, la presentazione dei nuovi colori per l’architettura da parte delle ditte produttrici, avviene attraverso dei percorsi strutturati in oscuri passaggi (con pareti dipinte di nero) in cui l’illuminazione è focalizzata su un particolare colore, enfatizzato magari da una- una sola- immagine.

Sono effetti che suscitano senz’altro una grande teatralità: immaginate di entrare in sequenza dentro stanze successive e buie, nelle quali gradualmente si accende un punto luminoso che piano piano diviene di colore rosso..piuttosto che azzurro o giallo.

Anche quest’anno qualche ditta ha scelto di presentare così la nuova gamma dei colori, incentrando la ricerca principalmente sulle tonalità primarie ed associandola a scenari naturali di cui la nostra fantasia ha (probabilmente) molto bisogno.

Il cratere di un vulcano in eruzione per esempio presentava una nuova gamma di rossi e di marroni, un’isola tropicale presentava i nuovi azzurri ed i blu..; alcune montagne peruviane una vasta gamma di verdi.. e via discorrendo.

In effetti lo scopo è senz’altro suggestionare e forse quello di  stimolare una ricerca personale un po’ più “sensoriale” nel colore, visto che anche il colore è un elemento sempre presente nel nostro abitare.

Spesso queste “esperienze” infatti coinvolgono diversi sensi, e sono ad esempio accompagnate da profumazioni diffuse nell’aria o dalla presenza della musica. Credo che in qualche modo, questo sintetizzi bene, una necessità di benessere nel vivere gli spazi quotidiani.

Nei colori da architettura c’è una ricerca continua che sempre di più va oltre il colore: in certi periodi, qualche anno fa,  si è parlato di “pareti sensoriali” -mutavano di colore col calore del corpo etc..- e non di meno erano stati immessi sul mercato colori cosiddetti “tattili”, cioè anche belli da toccare.

La mia considerazione finale completa forse, quella più curiosa espressa dalla mia selezione di apertura: ben venga tutto questo, se aggiungerà qualità all’abitare e quindi benessere nell’uomo.

R.Cameli

Studio Tecnico

 
Studio Tecnico.

Studio Tecnico.

Poco da dire sulle mie scelte. Questo è il mio studio professionale.

Mi piace il bianco e rispettare le tracce che trovo, ogni volta che ripenso uno spazio.  

Il palazzo che mi ospita è degli anni ’50, un vivissimo esempio di architettura dalle linee pulite, razionali e dagli ampi spazi che aprono su finestre altissime. Entrando per la prima volta non ho potuto fare a meno di notare una graniglia meavigliosa, stasa con una lavorazione raffinata, ad oggi credo impossibile da riprodurre.

Mi piace lavorare qui. Per l’imponenza dell’edificio, per il naturale fresco estivo che non necessita di condizionatore alcuno, per il silenzio e per la luce che entra generosa, senza tuttavia essere aggressiva.

Sento il privilegio di sentirmi rassicurata da questo edificio, un vecchio signore che sa ancora dire molto, e che ancora molto si distingue dalle nuove costruzioni, da storie di mera cubatura e dalla tanta edilizia, che architettura non è,  sorta dopo di lui.

 R.Cameli, maggio 2011.